Nuove Storie
La Diga PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesca Romagnoli   
Mercoledì 26 Agosto 2009 00:00

LA DIGA

E’ stato un anno interessante, alcune cose sono andate bene, altre meno bene del previsto. Ho quasi 28 anni e sono tutto sommato contenta, anche se avrei potuto fare molto di più.

Voglio tornare a scrivere come una volta, voglio scrivere un libro. Una storia interessante e libera. Che mi liberi dal torpore letterario di questi anni. So che posso farlo. So che posso “guarire”.

Voglio scrivere di lui. La sua storia mi affascina. Ma è una vita, non una favola. Una vita non mia. Una vita difficile che io non posso comprendere. E allora perché scriverne? Dovrei scrivere di qualcosa che conosco. Ma conosco davvero poche cose del mondo.

E’ difficile. Così difficile. Avere tante parole a disposizione, tanti concetti diversi da esprimere e non riuscire a farlo. E’ come una diga. L’acqua si ferma, non può passare.  Ma c’è e continua ad arrivare con tutta la sua forza alla diga. So che le parole sono lì, ferme, aspettano che qualcuno o qualcosa apra quella maledetta diga.

E’ tutto così frustrante.  E liberare la mente è impossibile. Ordinare il caos che dimora nella mia testa mi pare un’impresa titanica.

Sento che la mia missione è lasciare qualcosa. Sento che non posso andarmene da questo mondo senza aver aperto la diga. Le opere incompiute, in generale, mi provocano un tremendo prurito sentimentale. Il “non aver detto tutto”  è una cosa che mi terrorizza da sempre.

Questa sensazione di disagio si fa sempre più forte e concreta in me. Ogni giorno il mio cervello spende del tempo pensandoci intensamente.

Ma la soluzione, l’agognata fine del tunnel, sembra non arrivare mai.

Non che mi manchi l’incoraggiamento dall’esterno, anzi. Il problema è che solo la sottoscritta può sciogliere il blocco che la tormenta. Nessun altro. Nessuna bacchetta magica, nessun supereroe, nessuna pozione, nessuna medicina. Solo io posso sbrogliare la matassa. Con le mie forze, che al momento evidentemente sono alquanto scarse e non possono nulla contro il Mostro Cattivo.

E il Mostro Cattivo è proprio lì, in piedi sul bordo della diga. Non duella, non sbraita, non mostra i denti aguzzi con fare minaccioso. Non gli serve arrabattarsi chissà quanto: la mia paura è tanta e tale che solo la consapevolezza della sua presenza mi fa scappare a gambe levate.

E lui lo sa. E ride spavaldo. Si pavoneggia. La mia paura è la sua forza.

Starà lì, sul bordo della diga, per molto tempo temo. Finché non mi deciderò a tirare fuori un po’ di coraggio, a prendere la rincorsa che mi serve per buttare giù il Mostro Cattivo, il Guardiano della Diga.

So che posso farlo. So che dentro di me, come dentro ogni essere umano, c’è quella dose di coraggio utile a sconfiggere qualsiasi cosa.

Forse quello che mi manca al momento è una motivazione sufficientemente forte. Non so neanche in cosa trovarla. Non so neanche dove cercare.

E’ come se brancolassi nel buio con in mano solo  una piccola e flebile candela, una fiammella che illumina appena e non mi permette di vedere al di là del mio naso.

E la Diga e il suo Guardiano continuano a vincere, battaglia mentale dopo battaglia mentale. Tenendomi in pugno ancora e ancora. Fortificandosi di volta in volta.

Ultimo aggiornamento Sabato 01 Maggio 2010 09:42